Alla vigilia della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea, richiesta da 22 Paesi, l’emergenza migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta ha scatenato un duro scontro diplomatico tra Roma e Madrid. L’Italia intende portare al tavolo europeo la proposta del cosiddetto “modello Albania” per istituire centri di rimpatrio in Paesi terzi extra-Ue, come Montenegro o Uganda, dopo aver annunciato la volontà di sospendere lo spazio Schengen con la Spagna per difendere i propri confini. La reazione di Madrid è stata immediata: il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha accusato l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di non essere stato «all’altezza» della gestione della crisi.
- Scontro aperto tra Madrid e Roma dopo l’annuncio italiano di sospendere Schengen con la Spagna.
- L’Italia propone all’Ue il “modello Albania” con centri di rimpatrio extra-comunitari in Paesi come Uganda e Montenegro.
- Il Viminale rivendica il calo degli sbarchi del 55% nell’ultimo anno e di circa l’82% rispetto al 2023.
- Forte incertezza sui numeri a Ceuta: stimati tra i 40.000 e gli 80.000 ingressi, con discrepanze sui soccorsi e sul numero delle vittime.
L’afflusso di massa a Ceuta e la ricostruzione degli eventi
La crisi si è intensificata a Ceuta, l’unica frontiera terrestre diretta tra l’Unione Europea e l’Africa insieme a Melilla, in seguito a una massiccia ondata di ingressi irregolari dal Marocco. Le stime ufficiali variano notevolmente: le autorità spagnole indicano tra i 50.000 e gli 80.000 arrivi nell’exclave, mentre fonti del governo marocchino parlano di circa 40.000 persone. Discrepanze sostanziali si registrano anche sul bilancio delle vittime, con il ministero dell’Interno di Rabat che riferisce di 11 deceduti e le autorità locali di Ceuta che segnalano il recupero in mare di 88 corpi.
La quasi totalità delle persone giunte nel territorio è stata successivamente rimpatriata in Marocco, ma nelle strutture della città autonoma restano tuttora tra i 3.000 e i 5.000 migranti. La ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, ha chiesto formalmente al governo di Rabat di svolgere un’indagine approfondita per fare luce sulle reti criminali di trafficanti che hanno spinto centinaia di giovani e minori verso il mare.
Lo scontro politico tra Roma e Madrid
L’intenzione manifestata dall’Italia di ripristinare i controlli di frontiera e sospendere le garanzie di libera circolazione previste dal trattato di Schengen nei confronti della Spagna ha scatenato la reazione dei vertici di Madrid. In un’intervista all’emittente televisiva TVE, il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha dichiarato che «ci sono stati Paesi e governi che non si sono dimostrati all’altezza» e che «il governo italiano è stato uno di questi».
Albares ha ricordato le ripetute emergenze vissute a Lampedusa, sostenendo che in passato la Spagna ha sempre offerto la propria solidarietà facendosi carico di una quota di migranti. Il ministro spagnolo ha inoltre aggiunto che l’Italia registra un numero di ingressi irregolari nettamente superiore a quello della Spagna.
Fonti del ministero dell’Interno italiano hanno replicato alle accuse rivendicando i risultati delle proprie politiche, che avrebbero portato a un calo degli sbarchi del 55% rispetto all’anno precedente e di circa l’82% rispetto al 2023.
La posizione della Commissione Europea e lo scenario normativo
Nel diritto dell’Unione Europea, la sospensione temporanea degli accordi di Schengen costituisce una misura eccezionale concepita per ripristinare i controlli alle frontiere interne solo di fronte a gravi minacce per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Parallelamente, l’eventuale adozione del “modello Albania” su scala comunitaria richiederebbe la creazione di quadri giuridici specifici e accordi bilaterali per esternalizzare la gestione delle procedure di asilo e rimpatrio.
In una lettera indirizzata al premier spagnolo Pedro Sánchez, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha ribadito la necessità di una risposta unitaria. L’esecutivo comunitario propone di rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e transito, incrementare la vigilanza ai confini esterni anche tramite barriere fisiche ove necessario, e intensificare l’azione contro i trafficanti.




























