La tensione nel Golfo Persico ha raggiunto livelli critici dopo una nuova ondata di attacchi aerei statunitensi contro il territorio iraniano, giunti ormai alla sesta e settima notte consecutiva di bombardamenti. I raid, che hanno colpito sia obiettivi militari sia infrastrutture civili strategiche, hanno provocato almeno sette morti. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: le forze iraniane hanno lanciato attacchi e missili contro gli alleati degli Stati Uniti nella regione, tra cui il Bahrein, il Kuwait e il Qatar, riaccendendo uno scontro su vasta scala.
- I raid aerei degli Stati Uniti hanno colpito ponti, un aeroporto, una stazione ferroviaria e un impianto di desalinizzazione in Iran.
- La ritorsione iraniana ha preso di mira Bahrein, Kuwait e Qatar, dove l’intercettazione di un missile ha provocato il ferimento di un bambino.
- Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che gli USA stanno vincendo, ma il collasso dell’accordo provvisorio allontana la pace.
Le origini del conflitto e la fine della tregua provvisoria
La nuova spirale di violenza si inserisce in un conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio, a seguito del quale la chiusura dello Stretto di Hormuz ha provocato un’impennata globale dei prezzi di petrolio e fertilizzanti.
Negli ultimi mesi, un accordo provvisorio aveva parzialmente congelato le ostilità, ma mercoledì scorso l’esercito americano ha ripreso i bombardamenti diurni. Secondo Washington, l’obiettivo è limitare la capacità di Teheran di minacciare la navigazione commerciale in queste acque strategiche.
Pioggia di missili nella notte e la risposta di Teheran
Nelle ultime ore, l’escalation ha toccato il culmine. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato l’impiego di caccia, droni e navi da guerra per colpire decine di obiettivi militari, tra cui sistemi di difesa aerea e siti di sorveglianza costiera. Tuttavia, i media statali iraniani hanno denunciato gravi danni a infrastrutture civili: i raid hanno centrato i ponti di Bandar Khamir, l’aeroporto di Iranshahr, una stazione ferroviaria a Bandar Abbas e un impianto di desalinizzazione dell’acqua, provocando almeno sette vittime.
La reazione dell’Iran si è estesa rapidamente ai Paesi vicini nel Golfo, con lanci di missili contro il Bahrein e il Kuwait, dove le autorità hanno invitato la popolazione a razionare l’energia elettrica.
Anche il Qatar è stato preso di mira; la difesa aerea locale ha intercettato i vettori in arrivo, ma la caduta di frammenti metallici ha ferito un bambino.
Un futuro incerto tra proclami di vittoria e crisi energetica
Nonostante la gravità della situazione, il presidente statunitense Donald Trump, in un discorso alla nazione, ha ostentato ottimismo, affermando che gli Stati Uniti stanno “vincendo alla grande” e che i risultati di questo sforzo saranno visibili a breve.
Tuttavia, gli analisti evidenziano come la fine dell’accordo provvisorio segni il ritorno a una guerra aperta.




















