La nuova offerta di Leonardo Maria Del Vecchio per prendere il controllo di Delfin, la holding lussemburghese della famiglia, incontra subito un muro. Quattro soci, Rocco Basilico, Paola Del Vecchio e i più giovani Clemente e Luca Del Vecchio, hanno risposto con un no in una lettera comune indirizzata a Lmdv, secondo quanto riporta Open. La proposta era stata resa pubblica dallo stesso imprenditore in una lettera al consiglio di amministrazione pubblicata dal Quotidiano Nazionale, testata di sua proprietà. Prevede l’acquisto delle quote degli altri eredi con un finanziamento di un istituto di credito internazionale. Sulla cassaforte pesa intanto l’offerta da 30 miliardi del finanziere ceco Michal Strnad.
- Leonardo Maria Del Vecchio ha offerto ai soci di Delfin di rilevarne le quote, con un finanziamento che secondo l’ANSA è garantito da Citi.
- Secondo quanto appreso dall’ANSA, l’offerta per le sei quote dei fratelli vale 22 miliardi.
- Rocco Basilico, Paola, Clemente e Luca Del Vecchio hanno respinto la proposta con una lettera comune; Delfin si limita a un «no comment».
- L’erede propone ai soci di incontrarsi entro il 7 novembre per presentare il progetto.
Un rifiuto che complica la scalata alla holding
Il diniego dei quattro soci rischia di svuotare il disegno di Del Vecchio. Secondo Open, il piano punta infatti sull’adesione di cinque soci, che avrebbero così la maggioranza nel consiglio, con 6 seggi su 8. Senza il consenso di chi ha firmato la lettera di rifiuto, quella maggioranza diventa difficile da raggiungere.
La holding, interpellata dall’ANSA, ha scelto il silenzio. Nessun commento nemmeno da fonti vicine a Rocco Basilico, che aveva già respinto da poco una proposta per la sua partecipazione del 12,5%.
Che cosa custodisce Delfin
Per capire la posta in gioco bisogna guardare a che cosa sia Delfin. È la cassaforte lussemburghese attraverso cui la famiglia del fondatore di Luxottica detiene le proprie partecipazioni. Ha in portafoglio il 32,4% di EssilorLuxottica, guidata da Francesco Milleri, che è anche amministratore delegato e presidente della stessa Delfin. Possiede inoltre il 10% di Assicurazioni Generali, il 17,6% di Monte dei Paschi di Siena, il 2,7% di UniCredit e il 28% del gruppo immobiliare francese Covivio. Il complesso delle partecipazioni genera oltre un miliardo di euro l’anno di dividendi.
Chi controlla Delfin ha un peso diretto su alcuni dei principali snodi della finanza italiana, dalle assicurazioni alle banche.
È qui che nasce l’interesse del lettore italiano. Una holding con quote rilevanti in Generali, Mps e UniCredit non è una questione soltanto privata. Il suo assetto proprietario può incidere sugli equilibri di gruppi strategici per il Paese.
L’offerta di Strnad e la contromossa dell’erede
Secondo Open, il 20 ottobre Michal Strnad, a capo del Czechoslovak Group (CSG), ha presentato al consiglio di Delfin un’offerta per acquisire la holding. Il prezzo è di 30 miliardi di euro, con uno sconto del 30% su un valore netto degli attivi stimato intorno ai 40 miliardi. L’iniziativa di Leonardo Maria Del Vecchio si presenta anche come risposta a quel tentativo. «Il lavoro di una vita di mio padre deve restare un patrimonio dell’Italia», ha fatto sapere l’imprenditore.
Nella lettera ha riconosciuto l’interesse esterno, senza nominare il finanziere ceco: «È legittimo. Ma credo che il futuro di Delfin debba essere deciso da chi ne conosce la storia e ne condivide la responsabilità».
Non è il primo tentativo. Secondo l’ANSA, un’operazione precedente di Lmdv Fin per comprare il 25% da Paola e Luca Del Vecchio per 10 miliardi era fallita. Mancava una lettera di patronage. Stavolta, viene riferito all’agenzia, quella garanzia non servirebbe perché l’erede potrebbe contare sull’appoggio di Citi. Lo stesso Del Vecchio parla della «proposta più seria che io abbia mai fatto». Offre sia un acquisto totale e immediato delle quote sia formule più diluite nel tempo.
Le ammissioni nella lettera e la governance promessa
Il testo ha i toni di un tentativo di ricucitura. «In questi anni ho cercato soluzioni diverse e talvolta ho scelto la strada dello scontro. Lo riconosco: ci sono stati errori, anche di tono, e non ne vado fiero», scrive Del Vecchio. Racconta di aver provato a comprare le quote di chi era più lontano dalla gestione e di aver poi fatto un passo indietro. Spiega anche di aver dato mandato di rinunciare alle azioni legali avviate contro alcuni familiari.
Sul fondo resta un’eredità che, secondo Open, gli eredi non hanno ancora accettato a causa dei contenziosi. Per rassicurare gli altri soci, Del Vecchio promette che il veicolo acquirente avrà «regole di governance rafforzate, fissate in uno statuto vincolante». Nel consiglio siederanno accanto a lui due figure con esperienza manageriale, finanziaria e legale, con pareri vincolanti sulle decisioni finanziarie più rilevanti.
«Il mio compito oggi non è avere ragione: è contribuire a proteggerla», conclude l’erede.
L’incontro proposto entro il 7 novembre sarà il prossimo banco di prova. Dopo il rifiuto di quattro soci, la partita sul futuro di Delfin appare tutt’altro che chiusa.































