I cittadini svizzeri si recano alle urne questo fine settimana per esprimersi su un referendum che potrebbe ridefinire in modo assai più stringente lo storico principio di neutralità della Confederazione. L’iniziativa, sostenuta da ambienti della destra, mira a limitare il margine di manovra dell’esecutivo nell’adesione alle sanzioni internazionali e nei rapporti con le organizzazioni militari estere.
- Il referendum propone l’applicazione della neutralità permanente e senza eccezioni.
- Per l’adozione di sanzioni verrebbe richiesta l’approvazione preventiva dell’ONU.
- I sondaggi indicano una probabile bocciatura con il 63% di contrari.
La neutralità svizzera, riconosciuta a livello internazionale dal 1815 ed entrata nella Costituzione federale nel 1848, non presenta nella normativa attuale dettagli rigidi sulle modalità di attuazione pratica da parte del governo.
Il quesito promosso dall’associazione Pro Schweiz nasce dalla contestazione delle scelte di Berna, giudicata troppo vicina all’Unione Europea e alla NATO in seguito all’invasione russa dell’Ucraina.
Le richieste dei promotori e la posizione del governo
Il testo della consultazione chiede che la neutralità venga applicata in modo permanente e assoluto. Tra i punti chiave vi sono l’obbligo di mantenere un esercito di sola difesa, il divieto di aderire ad alleanze militari a meno che la Svizzera non sia direttamente attaccata e la partecipazione a sanzioni internazionali unicamente se approvate dalle Nazioni Unite.
La proposta trova il sostegno quasi esclusivo dell’Unione Democratica di Centro (SVP), mentre la maggioranza delle altre forze politiche e il governo federale hanno espresso parere contrario. Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha sottolineato come la politica estera svizzera necessiti di un margine di flessibilità diplomatico, laddove gli oppositori sostengono che un’interpretazione troppo rigida rischi di equiparare gli aggressori alle vittime nei conflitti internazionali.
L’orientamento degli elettori e le altre misure al voto
Le rilevazioni della Società svizzera di radiotelevisione (SSR) mostrano una netta contrarietà dell’opinione pubblica: circa il 63% degli intervistati si è detto intenzionato a respingere il quesito, contro il 34% di favorevoli. Oltre al tema della neutralità, la popolazione è chiamata a pronunciarsi anche su un’iniziativa parallela dedicata alla sicurezza alimentare, volta a incrementare la produzione agricola nazionale per garantire l’accesso a cibo sostenibile e accessibile.
Ritenete che la neutralità svizzera debba adattarsi ai mutevoli contesti geopolitici o rimanere un dogma intoccabile? Condividete le vostre riflessioni nei commenti.































