Di fronte a percorsi professionali sempre meno lineari, l’adattabilità non è una qualità innata, bensì una competenza che può essere sviluppata attraverso un allenamento costante. È quanto emerge da uno studio condotto da Sarah Wittman della Costello College of Business (George Mason University), insieme alle ricercatrici Bethany Cockburn della Northern Illinois University ed Amy Colbert della University of Iowa. La ricerca, destinata al volume Research Handbook on Career Transitions, propone un modello teorico basato sull’addestramento di tre specifici “muscoli della transizione”, utili per affrontare l’incertezza e ridefinire la propria identità lavorativa.
- Il modello individua tre ambiti di sviluppo: muscolo del contenuto, del processo e del contesto.
- La fase di sospensione tra due ruoli, detta liminalità, viene gestita richiamando le esperienze passate.
- Le relazioni di supporto e il networking orientato al futuro convalidano la nuova identità professionale.
Narrare l’identità rafforza la percezione del nuovo ruolo
Il primo elemento individuato dalle ricercatrici è il cosiddetto “muscolo del contenuto”, che riguarda la capacità di costruire e raccontare la propria storia professionale. Quando una persona affronta un cambiamento, deve imparare ad affermare la propria identità emergente comunicandola all’esterno in modo coerente. Questo processo richiede di testare la propria narrazione con persone in grado di valutarla criticamente e di offrire un riscontro autentico.
Costruire una rete di contatti orientata verso la persona che si vuole diventare permette di testare la validità della propria nuova identità in totale sicurezza.
Questo approccio modifica la percezione tradizionale delle reti professionali. Invece di limitarsi a consolidare la posizione attuale, la persona in transizione inizia a intessere relazioni funzionali al proprio obiettivo futuro. Dal punto di vista analitico, ciò implica che le competenze di comunicazione interpersonale diventano uno strumento di protezione contro il senso di inadeguatezza legato ai cambi di carriera.
La fase intermedia di liminalità richiede di valorizzare le esperienze passate
Il “muscolo del processo” si allena invece affrontando la liminalità, ossia quel periodo d’incertezza in cui il vecchio ruolo non definisce più l’individuo e quello nuovo non è ancora del tutto formato. Questa fase intermedia rappresenta spesso il momento più complesso da un punto di vista psicologico, poiché vengono meno i tradizionali punti di riferimento lavorativi.
Per superare questa fase, lo studio suggerisce di ricorrere al ricordo strutturato delle esperienze passate. Anche chi non ha mai vissuto un’instabilità lavorativa ha affrontato periodi di transizione nella vita privata, come diventare genitore, cambiare città o iniziare l’università. Tecniche come la scrittura di un diario, la rilettura di vecchie e-mail o il confronto con un amico di lunga data aiutano a recuperare la consapevolezza delle proprie capacità di adattamento.
Questo significa che i momenti di sospensione non vanno interpretati come pause improduttive, ma come fasi fisiologiche in cui si riorganizzano le proprie risorse personali prima di un salto di qualità.
Le relazioni ancoraggio stabiliscono il percorso durante i periodi incerti
L’ultimo pilastro del modello è il “muscolo del contesto”, che si sviluppa creando legami profondi con figure di riferimento capaci di fare da specchio e convalidare la nuova identità. Poiché l’identità lavorativa è in gran parte costruita sulle interazioni sociali, fare affidamento su persone che conoscono bene il nostro valore in ambiti già consolidati offre stabilità emotiva e professionale.
La stabilità durante una transizione non deriva dall’assenza di cambiamento, ma dalla presenza di punti di riferimento capaci di riflettere e convalidare il nostro valore.
Wittman sottolinea come queste relazioni non debbano essere di natura meramente transazionale, ma reciproca. Offrire supporto a chi sta attraversando una fase di liminalità, forte della propria esperienza passata, rafforza a sua volta la propria rete sociale e la capacità di gestire futuri cambiamenti.
Quale strategia utilizzate di solito per gestire le transizioni o i momenti di incertezza nella vostra carriera? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti.































