Xenia Fedorova non potrà più svolgere normalmente la propria attività professionale in territorio francese. L’opinionista russa ed ex direttrice di RT France è stata posta agli arresti domiciliari con l’obbligo di presentarsi quotidianamente al commissariato di polizia, a seguito di un decreto di espulsione emesso dal ministero dell’Interno di Parigi. La decisione delle autorità giunge dopo la contestazione formale secondo cui la sua presenza sul territorio costituisce una minaccia grave per l’ordine pubblico e gli interessi dello Stato, accusandola di agire come canale per le campagne di disinformazione orchestrate dal Cremlino.
- Xenia Fedorova è stata posta agli arresti domiciliari con obbligo di firma quotidiano dopo la notifica dell’ordine di espulsione.
- L’ex direttrice del canale sanzionato RT France è accusata dal governo di Parigi di veicolare disinformazione pro-Mosca sui media transalpini.
- La difesa ha annunciato un ricorso immediato, mentre le emittenti che la ospitavano denunciano una lesione della libertà di espressione.
Il percorso dall’oscuramento di RT ai media del gruppo Bolloré
L’ordine di espulsione rappresenta il culmine di una vicenda iniziata con le sanzioni europee del marzo 2022, che avevano portato alla messa al bando dell’emittente statale russa RT France, da lei diretta. Nonostante la chiusura del canale, Fedorova ha continuato a risiedere a Parigi. Nel maggio scorso era emerso che il suo permesso di soggiorno da 45enne era stato rinnovato nel 2024 per dieci anni, un atto che il ministro dell’Interno Laurent Nuñez aveva definito di routine e privo di ingerenze politiche.
Negli ultimi anni, l’opinionista è diventata una presenza costante sui media di proprietà del tycoon bretone Vincent Bolloré. Le sue apparizioni sul canale televisivo CNews, sulla radio Europe 1 e gli articoli scritti per il quotidiano Le Journal du Dimanche hanno sollevato frequenti polemiche. Nelle sue analisi, Fedorova sosteneva regolarmente che fosse l’Occidente a voler prolungare il conflitto in Ucraina e che l’Europa stesse spingendo verso uno scontro diretto con la Russia.
Secondo quanto si legge nel provvedimento citato dalla stampa francese, la condotta di Fedorova lede gli interessi fondamentali dello Stato e costituisce una minaccia particolarmente grave e attuale per l’ordine pubblico.
Uno scontro istituzionale che dura dal 2017
L’attenzione degli apparati di sicurezza francesi verso la figura di Fedorova si inserisce in un contesto più ampio di contrasto alle ingerenze straniere. Le tensioni tra l’opinionista e le istituzioni transalpine risalgono al 2017, quando il presidente Emmanuel Macron la criticò apertamente sostenendo che i media dedicati alla diffusione di falsità diffamatorie smettoni di essere organi d’informazione per diventare strumenti di influenza. Una posizione ribadita dal capo dello Stato anche lo scorso giugno.
Per le leggi francesi, l’emissione di un decreto di espulsione comporta l’immediata restrizione della libertà di movimento. Per l’interessata questo implica l’impossibilità di proseguire il proprio lavoro nei media mentre si trova in attesa dell’esecuzione del provvedimento o dell’esito dei ricorsi legali.
La battaglia legale e le reazioni della politica
L’avvocato dell’opinionista, Emmanuel Piwnica, ha annunciato che presenterà immediatamente ricorso contro il provvedimento, definendo la decisione un grave attacco alla libertà di espressione di una professionista che ha sempre operato in modo corretto. Anche i datori di lavoro di Fedorova, attraverso una nota congiunta di Canal+ e Lagardère, hanno espresso forte disappunto parlanto di un oltraggio alla libertà di stampa e assicurando il proprio sostegno alla donna.
Di parere opposto le reazioni del mondo politico europeo. Sandro Gozi, segretario generale del Partito Democratico Europeo ed eurodeputato di Renew Europe, ha espresso sostegno alla decisione di Parigi affermando che la propaganda di uno Stato aggressore costituisce uno strumento di guerra ibrida. Sulla stessa linea la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, la quale ha sottolineato come la libertà di stampa non debba trasformarsi in uno scudo per attività di influenza ostile.
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