Un nuovo studio scientifico condotto negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment potrebbe rivoluzionare i criteri di produzione del miele biologico a livello internazionale. Gli entomologi delle università statunitensi di Cornell, Penn State e Auburn hanno analizzato le abitudini di volo delle api, rilevando che questi insetti percorrono distanze nettamente inferiori rispetto a quanto presupposto dalle attuali normative di certificazione. La scoperta potrebbe consentire a molti più apicoltori di accedere al mercato del biologico, riducendo l’esigenza di enormi zone cuscinetto prive di pesticidi.
- La distanza media percorsa dalle api per raccogliere il nutrimento è di circa 750 metri, ben inferiore rispetto ai limiti normativi attuali.
- Le normative statunitensi richiedono una zona cuscinetto di 6,4 chilometri di terreno naturale o biologico attorno agli alveari.
- I test di laboratorio su 72 colonie hanno mostrato residui di pesticidi paragonabili a quelli del miele biologico importato.
I limiti stringenti dell’attuale certificazione biologica
Le normative sull’agricoltura e sull’alimentazione biologica definiscono standard rigidi per garantire l’assenza di contaminanti chimici. Negli Stati Uniti, il Dipartimento dell’Agricoltura richiede che un apiario rispetti una zona cuscinetto di 6,4 chilometri (circa 4 miglia) di terreno certificato biologico o completamente naturale. Trovare aree di queste dimensioni nella terraferma è un’impresa quasi impossibile, tanto che solo tre produttori nello stato delle Hawaii riescono a soddisfare i requisiti, costringendo il Paese a importare la quasi totalità del miele biologico da nazioni straniere come il Brasile.
La ricerca ha evidenziato come la distanza mediana effettivamente percorsa dalle api durante il pascolo si attesti attorno ai 750 metri (circa 2.500 piedi). Questo significa che le zone cuscinetto attualmente pretese dai regolamenti ufficiali risultano sproporzionate rispetto alle reali abitudini biologiche degli insetti. Per i consumatori, disposti a pagare tra il 20% e il 30% in più per acquistare miele biologico certificato, la revisione delle regole potrebbe garantire una maggiore disponibilità di prodotto locale a filiera corta.
Un esperimento sul campo dimostra la purezza del miele
Per verificare se fosse possibile produrre miele pulito su terreni di estensione ridotta, il team guidato dal primo autore Ben DeMoras e dai professori Scott McArt e Margarita López-Uribe ha collocato 72 colonie su sei grandi aziende agricole biologiche nel Nord-Est degli Stati Uniti. Gli alveari erano circondati, entro un raggio di 3 chilometri (circa 1,9 miglia), da territori costituiti tra il 56% e il 93% da ambienti naturali o seminaturali, come boschi e zone umide.
Gli apicoltori hanno adottato tecniche di gestione biologica per contrastare l’acaro Varroa destructor, il parassita più dannoso per gli alveari e principale causa della morìa delle colonie (gli apicoltori statunitensi hanno perso il 56% delle colonie nel 2024 e il 39% l’anno precedente). Invece di ricorrere all’insetticida chimico amitraz, le cui tracce si accumulano nei favi di cera riciclati anno dopo anno, la gestione biologica ha previsto l’uso di acidi organici naturali ed estratti di luppolo.
L’analisi di laboratorio su 96 tipologie di pesticidi ha confermato che il miele ottenuto con metodi biologici in aree agricole di dimensioni contenute è pulito quanto quello biologico certificato importato.
Le prospettive economiche per gli apicoltori
I campioni analizzati presso la Cornell Chemical Ecology Core Facility hanno evidenziato livelli di contaminazione estremamente bassi e sovrapponibili a quelli del miele biologico in commercio, con un solo campione che ha superato i limiti massimi di residuo previsti dalla Food and Drug Administration. Al contrario, i mieli da apicoltura convenzionale hanno registrato concentrazioni di sostanze chimiche significativamente più elevate.
Attualmente, circa un apicoltore su cinque adotta già metodi di gestione biologica pur non potendo ottenere la certificazione a causa delle limitazioni territoriali. L’eventuale aggiornamento delle linee guida ministeriali sulla base delle reali distanze di volo delle api permetterebbe a numerose aziende agricole di valorizzare la propria produzione, offrendo un importante sostegno economico a un settore fondamentale per la biodiversità e l’impollinazione delle colture.
Ritenete che le normative sulla certificazione biologica debbano essere aggiornate per riflettere le scoperte scientifiche sul comportamento degli animali?




























