I servizi di sicurezza della Federazione Russa (FSB) hanno annunciato l’emissione di un mandato di arresto internazionale nei confronti di Pavel Durov, fondatore e amministratore delegato della piattaforma di messaggistica Telegram. Le autorità di Mosca contestano all’imprenditore quarantunenne l’imputazione di complicità in attività terroristiche e sabotaggi. Secondo le accuse formalizzate dagli investigatori, Telegram non avrebbe rimosso canali e bot informatici che i servizi segreti ucraini avrebbero impiegato per pianificare attentati sul territorio russo, con conseguenti danni materiali e vittime civili. Durov, in possesso di cittadinanza francese ed emiratina, si trova attualmente in Francia sottoposto a controllo giudiziario.
- L’FSB accusa Pavel Durov di complicità in atti di terrorismo per la mancata moderazione dei contenuti su Telegram.
- La replica dell’azienda si è affidata a un’immagine irriverente diffusa sul profilo ufficiale di X.
- In Russia la piattaforma affronta sanzioni pecuniarie superiori a 100 milioni di rubli e forti restrizioni.
- Durov risiede attualmente in Francia, dove pende su di lui una parallela indagine giudiziaria.
Le accuse dell’FSB e la replica di Telegram
Le posizioni delle parti riflettono uno scontro ormai aperto da anni tra il canale di messaggistica e il Cremlino. “È stato emesso un mandato di arresto internazionale contro il capo dell’amministrazione di Telegram, P. Durov”, hanno dichiarato i servizi di sicurezza russi in una nota ufficiale. L’agenzia sostiene che la piattaforma sia stata usata dall’intelligence di Kiev per reclutare cittadini russi tramite un bot di incontri denominato “Leo Match” o “Leonardo Dayvinchik”. Secondo l’FSB, circa 46 giovani di età compresa tra i 12 e i 22 anni sarebbero stati spinti a compiere incendi e aggressioni dopo essere stati adescati da finti profili femminili.
Poco dopo la diffusione della notizia, la reazione di Telegram si è concentrata su un gesto simbolico: l’account ufficiale della società sul social network X ha pubblicato una fotografia di Durov mentre mostra il dito medio alla fotocamera, senza rilasciare ulteriori dichiarazioni formali.
In caso di rinvio a giudizio e condanna in Russia per i reati legati al terrorismo, l’imprenditore rischia fino all’ergastolo.
I rapporti incrinati tra il Cremlino e la piattaforma
Sul piano istituzionale, le autorità di Mosca mantengono una linea rigida. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che i funzionari governativi avevano valutato la possibilità di ripristinare la piena operatività dell’applicazione nel Paese, sostenendo tuttavia che i rappresentanti di Telegram avrebbero mostrato scarsa iniziativa nel collaborare.
Nonostante i tentativi di limitare l’accesso all’applicazione e la promozione del servizio statale MAX, Telegram resta capillarmente diffuso in Russia. Vi fanno ricorso anche le stesse istituzioni pubbliche e i ministeri, mentre la popolazione continua a connettersi utilizzando reti private VPN per bypassare i blocchi. Per la mancata eliminazione dei contenuti proibiti dalla normativa locale, i tribunali russi hanno comminato alla società sanzioni per oltre 100 milioni di rubli (circa 1,1 milioni di euro).
La doppia pressione giudiziaria su Durov
L’azione giudiziaria lanciata da Mosca aggiunge un ulteriore tassello alla complessa situazione legale dell’imprenditore. Arrestato nell’agosto del 2024 al suo arrivo a Parigi, Durov è stato incriminato dalla magistratura francese per presunti reati connessi alla criminalità organizzata e per la mancata cooperazione con le forze dell’ordine nel contrasto ai contenuti illeciti.
Attualmente Durov risiede in Francia sotto un regime di sorveglianza giudiziaria che gli vieta di lasciare il paese senza specifica autorizzazione.
Un mandato di arresto internazionale costituisce lo strumento formale con cui uno Stato richiede la cooperazione delle polizie estere per la localizzazione e l’estradizione di un imputato. Nato a San Pietroburgo, il creatore del social network VKontakte aveva lasciato la Russia nel 2014 a seguito di forti pressioni governative per la consegna dei dati riservati degli utenti, stabilendosi successivamente a Dubai.




























