La vertenza Electrolux si chiude con un accordo che riduce quasi della metà gli esuberi e mantiene aperti tutti gli stabilimenti italiani. Al ministero delle Imprese e del Made in Italy, dopo una maratona di 30 ore, governo e sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno firmato con la multinazionale svedese degli elettrodomestici un nuovo piano industriale. Il piano prevede oltre 100 milioni di euro di investimenti e un massimo di 902 uscite, tutte volontarie e incentivate, al posto dei 1.719 esuberi annunciati in origine. A dare notizia dell’intesa, mercoledì, è stato il ministro Adolfo Urso con una nota del Mimit.
- Le uscite previste scendono dai 1.719 esuberi iniziali a un massimo di 902, gestite solo su base volontaria e incentivata.
- Electrolux investirà oltre 100 milioni di euro negli stabilimenti italiani.
- A fine piano, nel 2029, la produzione sarà di circa 3,2 milioni di pezzi l’anno, contro i 3,6 milioni attuali.
- A Cerreto d’Esi la produzione prosegue fino a una soluzione di reindustrializzazione per i 149 lavoratori.
Da maggio una procedura che metteva a rischio la fabbrica di Cerreto d’Esi
La crisi era cominciata alla vigilia dell’estate. Secondo l’ANSA, a maggio Electrolux aveva annunciato il taglio di 1.719 posti di lavoro in Italia, aprendo una procedura di licenziamento collettivo. Il piano iniziale prevedeva anche la cessazione delle attività nello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona.
Ne sono seguiti mesi di trattative. Nella ricostruzione del Mimit, a riaprire il confronto con l’azienda “su nuove basi” ha contribuito anche la partita giocata dal governo a Bruxelles. Con un non-paper sostenuto da Francia, Germania, Polonia, Spagna e Slovacchia, l’Italia ha chiesto un piano europeo per il settore dell’elettrodomestico, per proteggere le produzioni dalla concorrenza sleale e sostenere gli investimenti. Secondo il ministero, la disponibilità della Commissione ad agire su queste proposte ha creato le condizioni per rivedere il piano industriale.
Trenta ore di negoziato portano a un piano più leggero sui tagli
Il confronto decisivo tra azienda, sindacati e governo è andato avanti senza interruzioni per circa 30 ore, notte compresa. Il risultato è un’intesa che, come sintetizza l’ANSA, dimezza i tagli annunciati. Nessun lavoratore sarà costretto a lasciare l’azienda: le 902 uscite saranno incentivate e accompagnate dagli ammortizzatori sociali.
“Abbiamo raggiunto l’obiettivo: un accordo che tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti di Electrolux in Italia, con oltre 100 milioni di euro di investimenti per garantire prospettive produttive di lungo periodo”, ha dichiarato Urso.
Il piano assegna un ruolo a ciascun sito. A Porcia si allarga il portafoglio prodotti, con il consolidamento delle produzioni di lavatrici e lavasciuga su entrambe le piattaforme. Per Susegana, Solaro e Forlì vengono confermati investimenti e prospettive produttive. A Cerreto d’Esi, che il piano originario prevedeva di chiudere, la produzione proseguirà con volumi in linea con quelli attuali e con la media degli ultimi anni.
Nel complesso, però, la produzione italiana del gruppo calerà: secondo l’ANSA, a fine piano gli stabilimenti sforneranno circa 3,2 milioni di pezzi l’anno, a fronte dei 3,6 milioni di oggi.
Anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, si è detto soddisfatto. Ha definito “molto buona” la mediazione raggiunta dopo mesi di trattative.
Per Ciriani, il passaggio dagli esuberi previsti a un numero “nettamente inferiore di uscite volontarie e incentivate ha permesso di evitare quello che sarebbe stato un vero e proprio disastro sociale”.
Ora la ricerca di un’alternativa per Cerreto e le richieste all’Europa
L’attuazione dell’accordo si estende fino al 2029, anno di chiusura del piano. Il nodo più delicato resta Cerreto d’Esi: la produzione andrà avanti finché non sarà individuata una soluzione di reindustrializzazione che tuteli i 149 lavoratori dello stabilimento.
Nel frattempo sarà coinvolto il ministero del Lavoro, che dovrà individuare gli ammortizzatori sociali più adatti e affiancarli a percorsi di formazione e riqualificazione professionale.
Sul fronte europeo, Urso chiede che alle aperture di Bruxelles seguano i fatti: “Difendere il lavoro significa creare le condizioni perché le imprese continuino a produrre e investire in Italia. È quanto ha fatto il nostro Governo con Electrolux ed è ciò che chiediamo all’Europa per l’intero settore: ora agli impegni della Commissione devono seguire misure concrete”.































