L’assunzione di un semplice ed economico integratore a base di arginina potrebbe presto affiancare le attuali immunoterapie per prevenire e contrastare sia la proliferazione dei tumori sia le infezioni virali. Secondo uno studio condotto dai ricercatori della Rockefeller University e pubblicato sulla rivista scientifica Cell, la carenza di questo amminoacido impedisce alle cellule di sintetizzare le proteine necessarie per segnalare la presenza di anomalie al sistema immunitario. L’integrazione nutrizionale di arginina ha dimostrato la capacità di ripristinare questi segnali di allarme molecolare, ponendo le basi per nuovi approcci terapeutici e preventivi.
- La mancanza di arginina blocca i ribosomi durante la sintesi della proteina MHC-1, fondamentale per l’attivazione dei linfociti T.
- Nei modelli animali alimentati con diete ricche di arginina si è registrata una riduzione dei tumori al colon e sintomi virali più lievi.
- La somministrazione dell’amminoacido ha migliorato il decorso clinico nei topi anche quando effettuata a infezione influenzale già in corso.
Come la carenza dell’amminoacido nasconde i pericoli al sistema immunitario
L’arginina è un amminoacido che il corpo umano produce naturalmente e assume attraverso cibi ricchi di proteine. Questa molecola supporta la costruzione delle catene proteiche fondamentali per l’organismo, ma i suoi livelli tendono a calare in presenza di diverse patologie. Analizzando i modelli di malattia per il cancro al colon, l’influenza e il SARS-CoV-2, la prima autrice dello studio, Qiushuang Wu, ha riscontrato che l’arginina è l’amminoacido che subisce il calo più drastico nel corpo umano.
Analizzando le colture cellulari, i ricercatori hanno individuato 414 proteine presenti a livelli insolitamente bassi in assenza di arginina. Tra queste, spiccano le proteine MHC-1 (complesso maggiore di istocompatibilità di classe I), codificate da tre specifici geni HLA. Il complesso MHC-1 risiede sulla superficie delle cellule e ha il compito di esporre le molecole anomale ai linfociti T per far scattare la risposta immunitaria.
Quando l’arginina scarseggia, i ribosomi si bloccano durante l’assemblaggio di MHC-1, consentendo alle cellule tumorali o infette di sfuggire all’identificazione da parte delle difese immunitarie.
I risultati nei test di laboratorio e le prospettive cliniche
Il gruppo di ricerca guidato da Sohail Tavazoie, a capo dell’Elizabeth and Vincent Meyer Laboratory of Systems Cancer Biology, ha osservato che la somministrazione di una dose moderata di arginina — equivalente a un paio di compresse normalmente disponibili in commercio — è in grado di ripristinare l’espressione genica e la produzione di MHC-1.
Gli esperimenti condotti su modelli murini, in collaborazione con il ricercatore Heinz-Heinrich Hoffman del laboratorio di virologia diretto da Charles Rice, hanno confermato le osservazioni di laboratorio. I topi alimentati con una dieta povera di arginina hanno sviluppato un numero maggiore di tumori al colon, mentre quelli con una dieta ricca di questo amminoacido hanno mostrato una presenza tumorale decisamente inferiore.
I medesimi benefici sono emersi nei test relativi a influenza e SARS-CoV-2, dove i soggetti con apporto elevato di arginina hanno presentato sintomi più lievi. Un dato inatteso ha mostrato come l’arginina abbia migliorato le condizioni dei topi anche se somministrata successivamente al contagio influenzale.
Lo studio, sostenuto tra gli altri dallo Stavros Niarchos Foundation Institute e dal Weill Cancer East Hub, suggerisce che la manipolazione nutrizionale sia in grado di regolare la traduzione genica. Trattandosi di un composto sicuro ed economico, i ricercatori auspicano l’avvio rapido di test clinici per valutare l’arginina sia come presidio preventivo sia in combinazione con le terapie immunologiche già in uso.
Qual è la vostra opinione sul potenziale dell’integrazione alimentare come supporto alle terapie mediche tradizionali? Scrivetecelo nei commenti.




























