Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti d’America e principale decisore della politica estera e di sicurezza della prima potenza mondiale, ha annunciato la sospensione di un pianificato attacco militare su vasta scala contro l’Iran per dare spazio alla diplomazia. La decisione della Casa Bianca, arrivata nel fine settimana prima della riapertura dei mercati finanziari, prevede l’avvio di nuovi colloqui tra Washington e Teheran a partire da lunedì. L’annuncio ha provocato un’immediata reazione positiva sui listini azionari mondiali, riducendo contestualmente le pressioni al rialzo sui prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari.
- I futures di Wall Street registrano rialzi guidati dal Nasdaq a +0,89%.
- Il prezzo del petrolio crolla di oltre il 4% sulle prospettive di riapertura dello Stretto di Hormuz.
- Washington e Teheran riprenderanno i negoziati diplomatici nella giornata di lunedì.
I listini azionari e le materie prime reagiscono all’intesa
L’allontanamento dello scenario bellico ha immediatamente ridato fiducia alle borse internazionali. Nella giornata di domenica, i futures legati al Dow Jones Industrial Average hanno registrato un incremento di 189 punti (+0,36%), mentre quelli sullo S&P 500 sono saliti dello 0,41% e il Nasdaq ha segnato un balzo dello 0,89%. Questo clima positivo fa seguito al forte recupero di venerdì dell’indice sudcoreano Kospi, cresciuto del 18% in quella che rappresenta la maggiore salita giornaliera mai registrata nel Paese, dopo le forti vendite del mese scorso legate alle restrizioni sulla leva finanziaria.
Sulle piazze energetiche, il greggio statunitense ha perso il 4,5% attestandosi a 80,85 dollari al barile (pari a circa 74 euro), mentre il Brent ha ceduto il 4,6% scendendo a 83,90 dollari (circa 77 euro).
Il calo delle quotazioni del greggio è legato alle speranze che un accordo diplomatico possa portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di idrocarburi. Parallelamente, il rendimento dei titoli del Tesoro statunitense a 10 anni è sceso di 2,7 punti base al 4,718%. L’analista Negar Mortazavi ha evidenziato come gli annunci relativi a passi indietro militari o svolte diplomatiche da parte di Washington si verifichino ormai con regolarità proprio prima dell’apertura settimanale dei mercati finanziari.
La complessità della deterrenza e il quadro geopolitico
Nel fare un passo indietro rispetto alle minacce di un attacco imminente, Trump ha spiegato che la decisione è arrivata dopo le sollecitazioni degli alleati statunitensi a concedere una possibilità alla diplomazia. Tuttavia, diversi analisti ed esperti militari sottolineano come Teheran stia dimostrando una notevole capacità di deterrenza nella regione.
L’Iran ha esteso l’area di conflitto attraverso i propri alleati regionali, in particolare i ribelli Houthi che minacciano le navi nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb, passaggio utilizzato per evitare il blocco di Hormuz. Inoltre, Teheran ha mostrato di disporre di armi a lungo raggio in grado di eludere le difese aeree statunitensi, avvertendo i Paesi del Golfo Persico che diventeranno bersagli in caso di nuovi bombardamenti.
“Gli eventi di ieri sera sottolineano una realtà sempre più difficile da ignorare: per ora, l’Iran sembra detenere il vantaggio strategico nella deterrenza”, ha affermato su X Dennis Citrinowicz, ex ufficiale dell’intelligence israeliana specializzato sull’Iran.
L’attenzione di Wall Street per la Federal Reserve e i dati sull’occupazione
Oltre agli sviluppi mediorientali, la comunità finanziaria attende con attenzione i prossimi indicatori macroeconomici statunitensi per valutare la traiettoria dei tassi d’interesse. Tra questi figurano il rapporto ADP sul lavoro privato previsto per mercoledì, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione di giovedì e il report mensile sull’occupazione del Dipartimento del Lavoro atteso per venerdì, con stime che indicano la creazione di 85.000 posti di lavoro e un tasso di disoccupazione in lieve aumento dal 4,2% al 4,3%.
Questi dati giungono dopo che il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha generato uno “shock di credibilità” per la banca centrale evitando di fornire indicazioni prospettiche e ipotizzando l’uso di strumenti alternativi per contrastare l’inflazione. In quanto banca centrale degli Stati Uniti, la Federal Reserve gestisce la politica monetaria con l’obiettivo di garantire la stabilità dei prezzi e il massimo livello di occupazione.
Questo significa che se i dati sull’occupazione attesi per venerdì dovessero mostrare un mercato del lavoro ancora robusto, le preoccupazioni sull’inflazione potrebbero intensificarsi nuovamente. Per gli analisti di Bank of America, un atteggiamento giudicato troppo accomodante rischia di costringere gli altri membri del Comitato federale per il mercato aperto (FOMC) ad adottare una linea restrittiva per tutelare la credibilità dell’istituto.
Ritenete che queste aperture diplomatiche possano garantire una stabilizzazione duratura dei mercati finanziari o si tratta di una reazione temporanea? Condividete la vostra opinione nei commenti.




























