La University of Aberdeen svolge un ruolo di primo piano negli studi sulla salute pubblica. Un team di ricercatori di questo istituto ha lanciato un forte allarme sulla gestione dei farmaci analgesici nel Regno Unito, definendo il disturbo da uso di oppioidi un problema vasto e ampiamente sottostimato. Attraverso un documento di posizione pubblicato sul European Journal of Pain, gli esperti chiedono una riforma immediata della medicina del dolore per prevenire un ulteriore aumento delle dipendenze e dei decessi.
- Lo studio avverte che l’abuso e la dipendenza da oppioidi nel Regno Unito costituiscono un problema grave e sottostimato.
- I ricercatori propongono di limitare le prescrizioni di analgesici oppioidi a pochi giorni e di ridurre le dimensioni delle confezioni.
- Viene richiesta una maggiore integrazione tra cure primarie, servizi per le dipendenze e terapie non farmacologiche.
I rischi dell’approccio farmacologico standardizzato
Secondo le analisi firmate dal professor Patrice Forget, docente di anestesia presso l’ateneo scozzese e consulente dell’NHS Grampian, l’attuale modello di prescrizione soffre di un’impostazione troppo generica. Nella pratica clinica convenzionale, gli oppioidi vengono impiegati come risposta immediata al dolore, ignorando la rapida perdita di efficacia dei principi attivi nel tempo.
Gli esperti raccomandano che la somministrazione di oppioidi venga limitata a pochissimi giorni per evitare che la tolleranza farmacologica sfoci in una dipendenza cronica.
Il documento suggerisce di introdurre limiti più severi sulle dosi, ridurre il formato dei pacchetti di medicinali forniti dal sistema sanitario e rafforzare il monitoraggio sui pazienti. Una corretta gestione di questi farmaci richiede una valutazione preventiva dei rischi di abuso fin dal primo consulto, oltre a un supporto specifico per le persone che utilizzano oppioidi prescritti o sostanze illecite, riducendo lo stigma sociale che spinge molti a non cercare aiuto.
La necessità di un modello biopsicosociale e integrato
A sostenere le conclusioni della ricerca è anche la Pain Association Scotland, tramite la voce della direttrice generale Sonia Aitken. L’organizzazione sottolinea come l’eccessivo affidamento sui farmaci nasca da lacune strutturali del sistema sanitario, dove l’accesso a interventi non farmacologici, come la fisioterapia o il supporto psicologico, risulta spesso limitato o di difficile accesso.
La gestione del dolore cronico è una condizione complessa che richiede un approccio basato sul modello biopsicosociale, capace di integrare fattori fisici, psicologici e contestuali. Affrontare il malessere esclusivamente tramite analgesici narcotici rischia di generare assuefazione senza risolvere le cause profonde della patologia. Questo significa che per i servizi sanitari europei diventerà fondamentale ripensare la formazione professionale e investire in percorsi multidisciplinari, favorendo l’autogestione guidata del paziente.
Senza un cambiamento tempestivo nella gestione delle terapie del dolore, le conseguenze sanitarie continueranno ad aggravarsi con un incremento dei decessi e della sofferenza.
Il rapporto sottolinea infine la necessità di un coordinamento costante tra i medici di medicina generale e i servizi specialistici per le tossicodipendenze. Garantire la continuità terapeutica durante le cure acute e promuovere alternative non oppioidi rappresentano passaggi indispensabili per costruire una rete d’assistenza moderna ed efficace.
Ritenete che i sistemi sanitari debbano limitare l’uso degli oppioidi investendo di più in fisioterapia e supporto psicologico? Condividete la vostra opinione nei commenti.




























