Nel secondo trimestre del 2026, l’economia globale mostra andamenti differenti tra le due sponde dell’Atlantico. Secondo le stime preliminari diffuse da Eurostat, il Prodotto interno lordo della zona euro è cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, superando le aspettative degli analisti e registrando l’espansione più marcata dall’inizio del 2025. Anche l’Italia conferma la propria tenuta con un incremento congiunturale dello 0,2% e un +1% su base annua. Al contrario, negli Stati Uniti l’attività economica ha evidenziato una decelerazione, fermandosi a un tasso d’incremento dell’1,5% contro il 2,1% rilevato nei primi tre mesi dell’anno.
- L’Eurozona cresce dello 0,4% nel secondo trimestre, superando le stime degli analisti.
- Il PIL italiano segna un +0,2% congiunturale, portando la crescita acquisita per il 2026 allo 0,8%.
- Negli Stati Uniti il PIL rallenta all’1,5% a causa dell’impatto dei deficit commerciali e dei costi energetici.
- L’inflazione americana misurata dall’indice PCE scende al 3,7%, con la Federal Reserve che mantiene i tassi invariati.
L’Eurozona supera le attese trainata dai servizi
L’andamento dell’economia europea ha mostrato una vivacità superiore alle previsioni iniziali, che stimavano un incremento dello 0,2% per il blocco dei 21 paesi della moneta unica. Nell’intera Unione Europea la crescita congiunturale si è attestata allo 0,5%, mentre su base annua il PIL è salito dell’1,0% nell’area euro e dell’1,2% nell’UE.
Tra le singole economie dell’area, i risultati appaiono disomogenei: l’Irlanda ha fatto registrare l’aumento più consistente con un +3,9%, seguita dalla Lituania (+1,7%), mentre Austria e Belgio hanno evidenziato una variazione nulla. Le principali economie del blocco — Germania, Francia e Italia — sono cresciute tutte dello 0,2% su base trimestrale, con la Spagna in evidenza al +0,7%.
In Italia, l’Istat ha rivisto al rialzo la crescita acquisita per l’anno 2026, portandola dallo 0,6% allo 0,8%.
Dal punto di vista della struttura produttiva italiana, il contributo positivo è arrivato esclusivamente dal settore dei servizi, a fronte di contrazioni registrate sia nell’industria sia nell’agricoltura. Sul fronte della domanda, la spinta interna al lordo delle scorte ha compensato l’apporto negativo del commercio estero netto.
Stati Uniti tra frenata del PIL e spinta tecnologica
Negli Stati Uniti, il Dipartimento del Commercio ha pubblicato la prima stima del PIL per il periodo aprile-giugno, evidenziando un tasso di espansione dell’1,5%. Il dato, inferiore alle aspettative degli economisti, risente del peso dell’aumento delle importazioni e del deficit commerciale, oltre che dell’incertezza legata alle tensioni geopolitiche con l’Iran che hanno influito sui costi dei carburanti.
I consumi delle famiglie statunitensi sono comunque cresciuti del 3,2%, sostenuti da rimborsi fiscali e da un mercato del lavoro che nel 2026 ha visto la creazione media di 92.000 posti di lavoro al mese. Il prezzo medio della benzina ha raggiunto i 4,09 dollari al gallone (pari a circa 3,75 euro per 3,78 litri), in aumento rispetto ai 3,84 dollari del mese precedente.
Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale e ai data center continuano a rappresentare un motore centrale per la spesa negli Stati Uniti, pur alimentando il deficit commerciale per la dipendenza dalle importazioni.
Sul fronte dell’inflazione, l’indice PCE (Personal Consumption Expenditures) è salito del 3,7% su base annua a giugno, in calo dal 4,1% di maggio. L’indice ‘core’, privo delle componenti volatili di energia e alimentari, si è attestato al 3,3%. Alla luce di questi dati, la Federal Reserve ha scelto di mantenere i tassi di interesse nell’intervallo 3,5-3,75% per la quinta riunione consecutiva, con tre presidenti regionali dissenzienti che avrebbero preferito un rialzo per contrastare le dinamiche inflazionistiche.
Il significato dei dati per il contesto europeo
Il Prodotto interno lordo rappresenta la misura sintetica del valore di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese ed è l’indicatore chiave per valutare la salute di un sistema economico. Una stima preliminare del PIL offre alle istituzioni europee e alle banche centrali gli elementi necessari per orientare le scelte di politica monetaria e di bilancio nei mesi successivi.
Per i paesi europei e per l’Italia, il quadro delineato comporta indicazioni articolate. Se da un lato il sostegno della domanda interna evita lo spettro della stagnazione immediata, dall’altro la debolezza del comparto manifatturiero e dell’export segnala che la ripresa resta fortemente esposta all’andamento del commercio internazionale e alle fluttuazioni dei prezzi energetici.
Ritenete che le stime ufficiali sul PIL rispecchino l’andamento reale dell’economia nelle vostre attività quotidiane? Lasciate un commento per condividere la vostra opinione.




























