Masoud Pezeshkian, insediatosi alla presidenza dell’Iran con il difficile compito di gestire una profonda crisi economica pur bilanciando le pressioni della linea dura del regime, si trova ora di fronte alla fase più critica del suo mandato. Washington ha annunciato l’imminente avvio di una vasta operazione sanzionatoria per isolare completamente Teheran dai mercati internazionali. L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump giunge in un momento di estrema vulnerabilità per l’Iran, segnato da un’inflazione fuori controllo, dal blocco delle esportazioni petrolifere e da un’inedita spaccatura interna alla leadership iraniana sulla gestione del conflitto con gli Stati Uniti.
- Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian riconosce la gravità della crisi mentre gli USA preparano nuove sanzioni.
- L’inflazione in Iran supera l’80% e gli Emirati Arabi Uniti hanno bloccato i flussi commerciali con Teheran.
- Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, dichiara la chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’economia iraniana in crisi e le spaccature a Teheran
I dati economici mostrano un quadro di forte sofferenza per la popolazione iraniana: l’inflazione ha superato l’80%, con i prezzi di alcuni generi alimentari di prima necessità saliti del 100%, mentre la moneta locale ha perso un ulteriore 30% del suo valore dall’inizio dell’anno. Il governatore della Banca Centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati, ha ammesso pubblicamente alla televisione di Stato che il blocco statunitense impedisce la vendita del petrolio e limita l’accesso alle riserve valutarie estere congelate.
A peggiorare il quadro è giunta la decisione degli Emirati Arabi Uniti di imporre un embargo totale sulle transazioni finanziarie e commerciali con Teheran. Le difficoltà nell’importazione di carburante hanno costretto l’industria iraniana ad attingere in modo significativo alle proprie riserve strategiche.
«Prescindendo dalla nostra forza militare, se la popolazione ha fame e non abbiamo circolazione finanziaria o crescita, non potremo resistere», ha dichiarato il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf durante una visita in Iraq.
Pezeshkian ha difeso l’operato del suo esecutivo di fronte alle critiche dei conservatori, sostenendo che cercare di porre fine al conflitto da una posizione di dignità non equivale a una capitolazione. Pur ammettendo che il governo si vergogna per le difficoltà quotidiane dei cittadini, Pezeshkian ha affermato che l’Iran non è crollato come ipotizzato dagli avversari e «non è diventato come il Venezuela».
L’offensiva di Washington e il blocco di Hormuz
Negli Stati Uniti, la presidenza ha promesso la più dura operazione di pressione economica mai realizzata, minacciando conseguenze per qualsiasi Paese o istituzione che mantenga rapporti commerciali con Teheran. Il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha programmato una conferenza stampa per lunedì alle 18:00 italiane (14:00 EDT) per dettagliare le nuove misure, ribadendo che le nazioni estere saranno poste di fronte alla scelta di essere «con noi o contro di noi».
Dal punto di vista del funzionamento dei mercati, il ricorso alle sanzioni secondarie da parte degli Stati Uniti sfrutta la centralità del sistema bancario globale e del dollaro: le banche e i governi terzi sono costretti a recidere i legami con il Paese sanzionato per evitare di essere tagliati fuori dai circuiti finanziari internazionali.
In risposta alle minacce americane, il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha ribadito che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso e che qualsiasi Paese partecipante alle restrizioni statunitensi sarà considerato un nemico.
Le reazioni internazionali e l’impatto sui mercati
Gli annunci della Casa Bianca hanno spinto il prezzo del greggio Brent sopra i 94 dollari al barile (circa 86 euro al barile). Tuttavia, i vertici della diplomazia iraniana, tra cui il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il portavoce Esmaeil Baghaei, hanno respinto le pretese americane definendole una violazione della sovranità statale e un tentativo di distogliere l’attenzione dai problemi finanziari interni degli Stati Uniti.
Sul fronte internazionale, la Cina ha espresso forte contrarietà alla linea americana. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian, ha affermato che le sanzioni unilaterali non risolveranno la crisi, sollecitando l’uso di strumenti politici e diplomatici. Nel frattempo, la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz rimane quasi del tutto paralizzata, fatta eccezione per alcuni permessi speciali accordati da Teheran al transito di petroliere irachene.































