Il World Weather Attribution (WWA), una rete internazionale di scienziati specializzata nel quantificare il legame tra il riscaldamento globale e gli eventi meteorologici estremi, ha pubblicato un nuovo studio focalizzato sulle acque del continente. Secondo i ricercatori, le emissioni derivanti dai combustibili fossili rappresentano il fattore principale dell’aumento incontrollato delle temperature marine in Europa. L’analisi evidenzia che il cambiamento climatico ha aggiunto circa 2 °C alle temperature del Mar Mediterraneo durante la stagione estiva e tra 1,3 e 1,4 °C nei mari dell’Europa occidentale, mettendo sotto forte pressione la biodiversità acquatica.
- Il riscaldamento globale ha aumentato di circa 2 °C le temperature estive del Mediterraneo.
- In alcune zone mediterranee le acque sono risultate oltre 6 °C più calde del normale.
- L’80% del Mediterraneo occidentale ha subito ondate di calore marino nel corso dell’anno.
Impatti ecologici e alterazioni della fauna marina
Attraverso la combinazione di dati osservazionali e simulazioni climatiche, gli esperti hanno analizzato come il riscaldamento delle acque stia stravolgendo l’ecosistema marino. La ricerca evidenzia conseguenze dirette per la fauna: molte specie si stanno spostando verso nord in cerca di acque più fredde, alterando le catene alimentari e creando serie difficoltà sia per la pesca costiera sia per l’acquacoltura.
Secondo l’ecologo marino John Bruno, variazioni termiche anche contenute possono spingere molti organismi oltre la soglia limite di sopravvivenza, innescando una profonda riorganizzazione delle comunità marine.
Mentre alcune specie riescono a trarre un vantaggio temporaneo dalla scomparsa dei propri predatori naturali o dalla preferenza per temperature elevate, molte altre subiscono un declino drastico, compromettendo gli equilibri storici dei bacini europei.
Le conseguenze per le zone costiere e il clima terrestre
L’innalzamento delle temperature marine non produce effetti solo al di sotto della superficie dell’acqua. Il calore accumulato dagli oceani favorisce un aumento dell’umidità nelle regioni costiere, incrementando la percezione dell’afa e i rischi legati alle ondate di calore estreme sulla terraferma. Questo meccanismo implica che per i paesi affacciati sul Mediterraneo lo stress termico atmosferico risulti direttamente amplificato dal riscaldamento del bacino.
I dati del servizio europeo Copernicus per i cambiamenti climatici indicano che gli oceani a livello globale hanno registrato temperature record per il secondo mese consecutivo a luglio. Durante le settimane più calde del mese, alcune aree specifiche del Mediterraneo hanno rilevato temperature della superficie marina superiori di oltre 6 °C rispetto ai valori medi stagionali.
La diffusione estesa delle ondate di calore sottomarine
Lo studio del WWA calcola che, con l’attuale livello di riscaldamento globale causato dall’uomo stimato in 1,4 °C, le ondate di calore marine si stiano diffondendo su superfici sempre più ampie. Quest’anno il fenomeno ha interessato il 90% della regione della costa iberica e del Golfo di Biscaglia e l’80% del Mediterraneo occidentale. Senza l’apporto delle emissioni umane, gli scienziati stimano che solo il 40% di queste aree avrebbe subito anomalie termiche simili.
Nonostante temperature dell’acqua più elevate possano sembrare piacevoli per i bagnanti nelle regioni settentrionali, come sottolineato dalla ricercatrice Claire Bergin della Maynooth University, l’impatto complessivo sulla vita marina e sulla tenuta complessiva degli ecosistemi rimane drammatico.
Quali cambiamenti o anomalie avete notato nelle temperature del mare lungo le coste italiane negli ultimi anni? Lasciate la vostra esperienza nei commenti.































