Le proteste giovanili e i movimenti nati sui social media stanno ridefinendo la politica globale, un fenomeno che l’opinione pubblica europea osserva con crescente attenzione per le sue analogie con i movimenti di protesta occidentali. In India, la tensione è salita alle stelle a Nuova Delhi dopo che la polizia ha trasferito con la forza in ospedale l’attivista cinquantanovenne Sonam Wangchuk, giunto al ventunesimo giorno di sciopero della fame. Wangchuk, noto ingegnere e riformatore, è legato al “Cockroach Janta Party” (il Partito delle Blatte), un movimento giovanile in solidarietà con i cui studenti ha intrapreso lo sciopero della fame per chiedere riforme scolastiche radicali e le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan a seguito di uno scandalo sui test d’esame truccati.
- L’attivista Sonam Wangchuk è stato prelevato con la forza dalla polizia di Nuova Delhi durante il suo 21° giorno di sciopero della fame.
- Il movimento “Cockroach Janta Party” chiede le dimissioni del ministro dell’Istruzione dopo lo scandalo dei test d’esame trapelati.
- Il fondatore del partito, Abhijeet Dipke, ha annunciato a sua volta uno sciopero della fame, mentre il movimento si prepara a chiedere le dimissioni del premier Narendra Modi.
Un’offesa della Corte Suprema dà vita a un movimento da milioni di follower
Per comprendere la portata dello scontro, è necessario analizzare la natura del Cockroach Janta Party. Il movimento è nato a maggio, dopo che il presidente della Corte Suprema Surya Kant ha paragonato alcuni giovani disoccupati a delle “blatte” durante un’udienza. I sostenitori hanno ribaltato l’insulto, trasformandolo in un simbolo di resilienza e dando vita a una campagna politica satirica che ha raccolto oltre 21 milioni di follower su Instagram in pochi giorni. Questa mobilitazione digitale dimostra come la frustrazione per la disoccupazione e la gestione dell’istruzione possa rapidamente trasformarsi in un movimento di massa strutturato.
La protesta attuale si concentra sulla richiesta di riforme strutturali del sistema d’esame, dopo la diffusione illecita delle tracce delle prove, e sul risarcimento per le famiglie degli studenti che si sono tolti la vita a causa delle pressioni e dello scandalo dei test.
Lo scontro sul ricovero forzato a Jantar Mantar
Le autorità hanno intensificato le misure di sicurezza attorno a Jantar Mantar, l’area di Nuova Delhi designata per le proteste, dove Wangchuk era accampato. Secondo il vice commissario di polizia Sachin Sharma, il trasferimento in ospedale è avvenuto per motivi medici e in conformità con una direttiva del tribunale. Tuttavia, i portavoce del movimento smentiscono questa versione, affermando che nessun medico aveva visitato l’attivista prima del blitz e definendo l’azione un vero e proprio sequestro.
La rimozione forzata di Wangchuk è avvenuta a soli due giorni da una marcia di protesta programmata verso il Parlamento indiano, alimentando le accuse di autoritarismo contro il governo.
Subito dopo l’incidente, Abhijeet Dipke, studente della Boston University e fondatore del partito, ha annunciato l’inizio di uno sciopero della fame a oltranza, dichiarando che il movimento chiederà le dimissioni del primo ministro Narendra Modi. Durante le prime fasi della sua protesta, Dipke è stato anche preso di mira con del lancio di inchiostro.
Le opposizioni unite contro il silenzio di Modi
La reazione politica non si è fatta attendere. Il leader del partito del Congresso, Rahul Gandhi, ha definito inaccettabile la rimozione di Wangchuk durante una protesta non violenta, puntando il dito contro il carovita scolastico e i suicidi tra gli studenti. Anche altri esponenti di spicco dell’opposizione, come Mamata Banerjee e l’ex chief minister di Delhi Arvind Kejriwal, hanno espresso solidarietà, invitando i cittadini a scendere in piazza. Al contrario, né il premier Modi né il ministro dell’Interno Amit Shah hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’accaduto.
Questa situazione evidenzia una faglia profonda nella gestione del dissenso in India. Per il governo, la scelta di reprimere con la forza un movimento pacifico ma estremamente popolare sui social media rischia di produrre l’effetto opposto, amplificando la solidarietà dell’opinione pubblica e dei partiti d’opposizione attorno alla causa degli studenti.
Cosa pensate dell’uso dei social media come strumento per trasformare le offese istituzionali in mobilitazioni politiche? Scrivete la vostra opinione nei commenti.





















