Il Mondiale di calcio più grande di sempre si è concluso con il trionfo della Spagna, che ha battuto l’Argentina per 1-0 ai tempi supplementari nella finalissima disputata al MetLife Stadium del New Jersey (rinominato per l’occasione New York New Jersey Stadium). Con questa vittoria, la Spagna scrive una pagina storica dello sport: lo stesso Paese detiene contemporaneamente il titolo di campione del mondo sia nel calcio maschile che in quello femminile. Ma al di là del verdetto del campo, l’evento co-organizzato da Stati Uniti, Messico e Canada lascia dietro di sé un fitto strascico di polemiche calcistiche, tensioni geopolitiche e contestazioni del pubblico.
- La Spagna batte l’Argentina 1-0 ai supplementari e si laurea campione del mondo.
- Il presidente USA Donald Trump è stato fischiato dal pubblico dello stadio durante la premiazione.
- Il torneo ha registrato il record storico di presenze con oltre 6,8 milioni di spettatori totali.
- Furiose polemiche per i prezzi astronomici di cibo e bevande all’interno degli stadi americani.
La presenza italiana e lo show delle celebrità
La finale non è stata solo una battaglia sul rettangolo verde, ma un vero e proprio palcoscenico per lo star system globale. Prima del fischio d’inizio, la cantante italiana Laura Pausini si è esibita sul campo insieme a Robbie Williams e Nicole Scherzinger per interpretare “Desire”, l’inno ufficiale della FIFA per questa edizione. La performance ha aggiunto un tocco tricolore a una cerimonia ricca di stelle, che ha visto la partecipazione di attori come Tom Cruise, che ha arringato la folla prima della partita, e della modella Hoyeon insieme a Carlos Alcaraz, incaricati di svelare la coppa custodita in un baule Louis Vuitton.
Sugli spalti e sul terreno di gioco si è registrata una parata di celebrità senza precedenti, tra cui Beyoncé, Jay-Z, Timothée Chalamet, Kylie Jenner, Matt Damon, Mick Jagger e l’ex fuoriclasse Zinédine Zidane. Anche l’intervallo ha offerto uno spettacolo colossale, con esibizioni di Madonna, affiancata dalle leggende brasiliane Ronaldinho e Ronaldo, seguita da BTS, Justin Bieber, Shakira e Chris Martin.
Fischi per Trump e il caso del cartellino rosso revocato
L’atmosfera si è surriscaldata non solo per lo spettacolo, ma anche per ragioni politiche. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato sonoramente fischiato dal pubblico dello stadio in due momenti distinti: prima dell’inizio della gara, quando le telecamere lo hanno inquadrato nel suo box VIP, e successivamente quando è sceso in campo insieme al presidente della FIFA Gianni Infantino per consegnare la coppa alla Spagna.
Il presidente ha ammesso di essere intervenuto personalmente presso Infantino per far revocare la squalifica della stella della nazionale statunitense Folarin Balogun, espulso durante la fase a gironi.
La decisione della FIFA di annullare il cartellino rosso per consentire a Balogun di giocare gli ottavi contro il Belgio (partita poi persa dagli USA per 4-1) ha scatenato l’ira dei tifosi belgi e degli appassionati. Secondo gli esperti, si tratta di un precedente quasi unico: era dal 1962 che la FIFA non revocava un cartellino rosso durante un Mondiale.
Tensioni diplomatiche in tribuna d’onore
La tribuna VIP è stata anche il teatro di un delicato confronto diplomatico. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e il presidente Trump si sono trovati faccia a faccia dopo quasi due anni di gelo e tensioni pubbliche su temi cruciali come le spese per la difesa della NATO e la guerra a Gaza. Accanto a Sánchez era presente l’intera famiglia reale spagnola, con il re Felipe VI, la regina Letizia e le principesse Leonor e Sofía. Al contrario, il presidente argentino Javier Milei ha preferito non viaggiare per assistere alla finale, adducendo motivi di scaramanzia.
Un Mondiale da record, ma a prezzi proibitivi
Se la FIFA ha celebrato il successo di pubblico parlando di 6.810.966 spettatori totali e del 99,7% dei posti venduti (sebbene nei gironi si siano visti diversi seggiolini vuoti), i tifosi hanno dovuto fare i conti con costi proibitivi. Nei templi dello sport statunitense si sono toccate cifre folli: fino a 20 dollari per una birra, 17 per delle patatine fritte e 7 per una bottiglia d’acqua. Una speculazione che ha colpito anche il Messico, dove allo Stadio Azteca una birra è arrivata a costare l’equivalente di 15,50 euro, quasi pari al salario minimo giornaliero del Paese.
Anche le novità regolamentari hanno diviso. L’introduzione dei timeout per l’idratazione ha sollevato forti critiche, in particolare da parte dell’ormai ex commissario tecnico dell’Uruguay, Marcelo Bielsa, secondo cui queste interruzioni spezzano il ritmo e snaturano la percezione culturale del calcio, trasformando la partita in quattro tempi anziché due.





















