Il governo cinese ha tracciato una linea definitiva sul collasso di Evergrande, inviando un chiaro messaggio ai mercati: non ci saranno salvataggi pubblici per i colossi indebitati del settore immobiliare. Giovedì, il Tribunale Intermedio del Popolo di Shenzhen ha condannato all’ergastolo il fondatore Xu Jiayin, disponendo la confisca integrale dei suoi beni personali e la revoca permanente dei diritti politici. L’azienda e la sua controllata Evergrande Real Estate sono state inoltre colpite da sanzioni complessive per 15,82 miliardi di yuan, pari a circa 2,35 miliardi di dollari (circa 2,15 miliardi di euro), chiudendo il capitolo giudiziario del più grave dissesto finanziario della Cina.
- Xu Jiayin condannato all’ergastolo, con confisca totale dei beni personali.
- Multe per circa 2,35 miliardi di dollari comminate al gruppo Evergrande e alla controllata Hengda.
- Inflazione dei ricavi aziendali stimata in circa 80 miliardi di dollari tra il 2019 e il 2020.
- Condannati altri cinque dirigenti con pene da 6 a 18 anni di reclusione.
Un chiaro segnale politico ed economico per i mercati
La dura sentenza pronunciata a Shenzhen chiarisce quale sia l’orientamento delle autorità centrali cinesi nella gestione della crisi immobiliare. La scelta di non salvare il gruppo e di punirne i vertici implica che le aziende cinesi dovranno gestire la propria esposizione debitoria in modo rigoroso, senza aspettarsi paracadute finanziari da parte dello Stato.
La condanna dell’ex miliardario Xu Jiayin dimostra che Pechino intende prioritizzare il riordino del sistema finanziario rispetto alla tutela dei grandi conglomerati privati.
Per la seconda economia mondiale, il travaglio dell’immobiliare continua comunque a pesare sulla fiducia dei consumatori e sui consumi interni. Nel sistema economico cinese, l’acquisto di immobili rappresenta tradizionalmente la principale forma di investimento per le famiglie; la prolungata contrazione delle vendite e del valore delle abitazioni rende quindi più complessa la transizione verso un modello economico guidato dalla domanda interna.
Dall’espansione al tracollo finanziario
La storia di Evergrande ripercorre le tappe dello sviluppo e del successivo rallentamento della Cina contemporanea. Fondato negli anni ’90, il gruppo è cresciuto di pari passo con la rapida urbanizzazione del Paese, fino a quotarsi alla Borsa di Hong Kong nel 2009 e raggiungere un valore di mercato superiore ai 50 miliardi di dollari.
Il quadro è cambiato radicalmente nel 2020, quando le autorità di Pechino hanno introdotto stringenti limiti all’indebitamento del settore immobiliare. Nel 2021, l’incapacità di accedere a nuova liquidità ha portato Evergrande all’incapacità di rimborsare un debito stimato in oltre 300 miliardi di dollari (circa 255 miliardi di euro). Negli anni successivi sono seguiti il blocco dei cantieri, l’ordine di liquidazione disposto dal tribunale di Hong Kong all’inizio del 2024 e la successiva cancellazione del titolo dal listino azionario.
I reati contestati e il giudizio della magistratura
Nel corso del processo, terminato dopo che Xu si era dichiarato colpevole ad aprile, i giudici hanno ricostruito un articolato sistema di frode. Tra il 2016 e il 2021, la società ha sistematicamente gonfiato gli asset e nascosto le passività, arrivando a contabilizzare in anticipo vendite non ancora completate e alterando i bilanci per circa 80 miliardi di dollari nei soli anni 2019 e 2020.
Il tribunale ha inoltre accertato l’uso di tangenti per ottenere il controllo di istituzioni finanziarie e accedere illegittimamente a linee di credito e fondi assicurativi. Le condotte, definite dai giudici come una grave turbativa dell’ordine economico di mercato, hanno portato anche alla condanna di altri cinque alti dirigenti dell’azienda, con pene detentive comprese tra i 6 e i 18 anni.
Ritenete che la linea dura di Pechino verso i colossi immobiliari possa restituire stabilità ai mercati o rischiare di frenare la ripresa? Lasciate la vostra opinione nei commenti.































