Nell’arcipelago di Spermonde, a sud-ovest di Sulawesi in Indonesia, la vita marina affronta la minaccia quotidiana della pesca con esplosivi, dove si verifica quasi un’esplosione ogni ora. Un team di studiosi guidato da Ben Williams dell’University College London ha monitorato l’area tra maggio 2023 e settembre 2024, identificando migliaia di detonazioni subacquee illegali. Gli esperti chiedono azioni immediate per stroncare la catena di approvvigionamento dei materiali esplosivi, evidenziando come i soli controlli in mare non bastino a fermare una pratica diffusa nelle aree tropicali di tutto il mondo.
- Un sistema di monitoraggio acustico ha rilevato 3.567 esplosioni subacquee nell’arcipelago indonesiano di Spermonde tra maggio 2023 e settembre 2024.
- I dati analizzati mediante intelligenza artificiale mostrano una frequenza media di oltre 23 detonazioni giornaliere entro un raggio di 17 chilometri.
- Gli scienziati sollecitano interventi diretti contro il traffico clandestino di fertilizzanti e inneschi usati per fabbricare le bombe.
“Un suono che si sente nel corpo prima che con le orecchie”
«Il suono della pesca con le bombe è così forte che, se ti trovi in un’immersione, ti fa letteralmente sobbalzare», ha raccontato Ben Williams, descrivendo l’impatto fisico e acustico delle detonazioni. Williams ha spiegato che l’onda d’urto si percepisce nel corpo prima ancora di essere udita, ma una volta riemersi in superficie risulta quasi impossibile scorgere l’imbarcazione responsabile, poiché il suono viaggia per distanze enormi sott’acqua.
L’uso di ordigni subacquei stordisce e uccide i pesci per facilitarne la raccolta, provocando la distruzione sistematica dei barriere coralline.
L’analisi acustica svela la vera portata del fenomeno
Per quantificare la portata del problema in questo punto critico per la biodiversità marina, il team di Williams ha posizionato un sistema di registrazione acustica a 17 metri di profondità per 483 giorni. L’intelligenza artificiale ha analizzato 3.650 ore di audio grezzo, registrando 3.567 esplosioni entro un raggio di quasi 17 chilometri, con una media di poco superiore a 23 detonazioni al giorno. «Abbiamo mostrato la vera portata di questa pratica in un noto hotspot per la prima volta in assoluto, e speriamo che questo spinga ad agire per frenare questa distruzione», ha affermato Williams.
Un traffico illegale da combattere alla radice
Secondo il ricercatore britannico, contrastare i pescatori direttamente in mare è un’impresa estremamente complessa. «Inseguire chi pesca con le bombe è come il gioco del Whac-A-Mole», ha spiegato Williams, sottolineando che l’attività si regge su una catena d’approvvigionamento illegale di fertilizzanti, spolette e detonatori, provenienti in alcuni contesti da furti di esplosivi minerari o militari. Gli sforzi principali dovrebbero quindi concentrarsi sullo smantellamento della filiera clandestina che rifornisce i pescatori di questi materiali.
Tecnologia acustica per la tutela globale dei barriere coralline
Rinaldi Gotama, ricercatore dell’Università del Queensland in Australia ed esperto di barriere coralline indonesiane non coinvolto nello studio, ha espresso conferma per i risultati emersi. «Mi aspettavo una frequenza elevata, ma gli studi sulla pesca con esplosivi sono relativamente rari perché si tratta di un fenomeno notoriamente difficile da quantificare», ha spiegato Gotama. Lo studioso ha evidenziato che la metodologia acustica basata sull’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una svolta per rilevare le detonazioni, identificare le zone più colpite e valutare l’efficacia delle misure di tutela.
La pesca dinamitarda è un problema documentato in 34 Paesi, dal Sud America al Mediterraneo, fino alle coste dell’Africa orientale e del Sud-est asiatico. Oltre al contrasto del traffico d’esplosivi, Williams ha ricordato l’importanza di offrire alle comunità locali percorsi di riconversione verso il turismo sostenibile e il ripristino ambientale delle barriere coralline.
Ritenete che l’impiego dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio acustico possa aiutare le autorità a salvaguardare efficacemente gli ecosistemi marini a rischio?































